mercoledì 17 giugno 2015

"Che schifo queste ossa, che schifo queste ossa, che schifo queste ossa", sto iniziando a ripeterlo come fosse un mantra ogni volta che mi guardo allo specchio.. CHE SCHIFO QUESTE OSSA!
Oggi la sorte si prende gioco di me.. sono andata a casa di una mia amica a studiare, sua mamma, molto gentilmente, ci ha chiesto che panini volessimo per pranzo; lei ha detto con prosciutto e mozzarella, io con pomodorini e olive.
Sempre con buone intenzioni, torna dando anche a me prosciutto e mozzarella.. peccato io sia vegetariana ed intollerante ai latticini!
Nella mia testa è scattato un "vedi, non devi mangiare, cosa ti è saltato in mente di dire che volevi anche tu il panino".
Fatto sta che, rossa come un pomodoro, le ho reso il panino dandole spiegazioni a cui non ha creduto, si è limitata a guardarmi di sbieco con un sopracciglio alzato.
Mi sono sentita come una ladra sulla scena del crimine, me ne sono andata piangendo.
Mi vergognavo per essere passata ancora per l'anoressica che NON VUOLE mangiare, mi son sentita in colpa per averle fatto preparare un panino che non ho mangiato.
Son tornata a casa, mi si era chiuso lo stomaco.
Mi son guardata allo specchio e ho iniziato a ripetermi il "mantra".
Sono andata in cucina ed il frigo era vuoto come al solito, la credenza pure.. "bene, ecco, vuol dire che non devi proprio mangiare".
Ho pianto, pianto tantissimo.
Ora sono le 16.30 e sono appena tornata dal supermercato, ho comprato due uova e mi sto preparando una frittata con riso e zucchine!
Il "che schifo queste ossa" sembra funzionare!

lunedì 15 giugno 2015

il mio (mal)funzionamento

Non so se ne abbia mai parlato, ma un tratto di me che mi infastidisce moltissimo è il "dover far tutto per gli altri"; nella mia visione del mondo io non esisto, il mio compito è essere e fare ciò che gli altri vorrebbero.
Per fare un esempio concreto: due giorni fa, prima di andare al lavoro, ho deciso di prendermi un po' di focaccia; entro dal fornaio e chiedo un pezzettino di focaccia con le olive e uno con i pomodori (erano oggettivamente piccini ma per me significavano già tanto), al che la signora, guardandomi male, mi chiede "Mangi solo questo? Non pensi di essere troppo secca?"
Io volevo solo quei due pezzettini di focaccia, soltanto quelli, ma vedendo che si aspettava qualcosa di più ho preso anche una crostatina alle mele con la crema.
Odio i dolci, una cosa che ho sempre odiato sono le cose zuccherate. Non sono mai riuscita a mangiarli, nè prima di ammalarmi nè durante le abbuffate bulimiche, il sapore dolce proprio non mi va giù.
Fatto sta che, sotto il suo sguardo ipercontrollante, ho mangiato la focaccia e il dolcetto (al lavoro poi facevo fatica a stare in piedi dalla nausea).

Una cosa che vorrei cambiare di me è proprio questa, penso sia anche una delle cose che mi blocchino nel percorso di guarigione.. non riesco a pensarlo come qualcosa che faccio solo per me e, se mi capita di immaginare che qualcuno, vedendomi ingrassata, possa pensare che io abbia in qualche modo "deluso le sue aspettative" ricomincio a digiunare.

(Cosa positiva è che oggi, adesso, in questo momento, ho reintrodotto i cereali a pranzo)



Vorrei riuscire a leggere e commentare un po' di blog, ma avendo praticamente come unico mezzo il telefono, mi risulta quasi impossibile...

giovedì 11 giugno 2015

Il sole

Posso dire di essere orgogliosa di me. Finalmente posso dirlo, e con enorme gioia!
La giornata è iniziata malissimo, tant’è che, cosa che non facevo ormai da mesi, mi sono tagliata così profondamente da svenire.
Il tutto è continuato tra attacchi d’ansia, litigi furiosi col mio ragazzo, digiuno e ore e ore di cyclette; ogni cosa accompagnata da pensieri e tormenti alimentari.
A metà pomeriggio sono andata a casa dei miei genitori, distrutta, sprofondata nella marea di odio che avevo dentro.
Abbiamo parlato molto, o meglio, mi hanno parlato molto. Del più e del meno, mia madre mi ha detto che è orgogliosa di me e di ciò che sto facendo, del fatto che sono riuscita a riprendere in mano la mia vita, mi ha spronata ad arrampicarmi nuovamente su “per il pozzo”, come chiamo a volte il DCA.
Mi hanno invitato a cena, zucchine ripiene, ho rifiutato.
Mentre tornavo a casa ho chiamato il mio ragazzo e mi son fatta forza: l’ho invitato ad uscire a mangiare una pizza.
Siamo partiti alle 18 ma, tra miei pianti e continui cambi di programmi ed isterie, siamo arrivati in pizzeria alle 21.
Nel frattempo ho urlato, urlato, urlato.
Mi sono sfogata, ho pianto, mi sono arrabbiata e impuntata, non volevo più mangiare.
Alla fine un bagliore di coscienza si è acceso: perché? Perché di nuovo?
Essere sottopeso, avere nuovamente un bmi sotto i 15, questo non è controllo.
Questa è totale assenza di controllo, sulla mia vita, sulla mia testa.
Questo è odio, odio puro verso di me, e non me lo merito. Devo imparare ad amarmi.
Siamo andati in pizzeria, ho mangiato tutta la mia pizza ai quattro formaggi; ho mangiato i grissini; ho mangiato il dolce.
Ho mangiato, toccandomi le cosce e sentendole lievitare, ma ho continuato a mangiare.
Ho continuato a mangiare anche mentre una parte di me mi diceva di metter giù quella maledetta pizza, ficcarmi due dita in gola ed uscire a correre fino all'alba. 
Ho mangiato comunque.
Ora sono qui, con la pancia piena, un po’ di nausea, ma la forza per sorridere.
Sono orgogliosa di me stessa, tutto il resto non conta. Voglio riuscire ad amarmi, amarmi davvero.
Voglio riuscire a provare orgoglio per me stessa, non per le ossa che spuntano ovunque, non per le ore di allenamento e lo stomaco vuoto. Voglio essere orgogliosa di me stessa perché riesco a vivere, perché riesco a farmi del bene.

Oggi è una giornata meravigliosa!

martedì 9 giugno 2015

Trovo strano come, in situazioni di stress, metta sempre in moto gli stessi meccanismi compensativi, pur essendo cosciente di quanto essi siano inutili e distruttivi.
Qualcosa dentro di me non vuole staccarsi da quel chiodo fisso dell'alimentazione.
Eccomi qua che ci sprofondo dentro sempre più, coscientemente e con paura.
Ho eliminato cereali e cena, di nuovo.
Di nuovo la gente mi fa notare di come io, invece di acquistare peso, lo stia perdendo.
Di nuovo non riesco a mangiare davanti agli altri.
Di nuovo ferisco la gente che mi sta attorno,oltre che me.
Di nuovo continuo a pensare al cibo, a cosa e quanto ho mangiato, al fatto che sia "troppo".
La cosa che più mi spaventa è che io ne sia cosciente, so di mangiar troppo poco, so che sia assurdo come io mi stia torturando la testa e il corpo.
Son di nuovo sempre debole, con le vene a fior di pelle, con le mie scuse per non mangiare.
Le cose diverse sono solo che non conto le calorie, non mi peso e non ho realmente quasi mai fame.
Sono chiusa in casa da sola praticamente tutto il giorno, vorrei uscire e divertirmi ma son troppo debole, troppo stressata, continuo a cambiare idea a riguardo.
Continuo a ripetermi che quando finirà questo periodo, tra circa un mese, non avrò più tutto questo nervoso e questa agitazione addosso e riprenderò a mangiare tranquillamente, come stavo riuscendo a fare; ma giorno dopo giorno mi sembra sempre più che sia anche questa una scusa che racconto a me stessa.
Vorrei aprirmi la testa, svuotarla di tutte le inutili stupidate con cui l'ho riempita per anni e rimettermela. Ma sono pur sempre cosciente che qualsiasi cambiamento possa, e debba, solo che partir da me; ma non sto cambiando nulla, se non in peggio.

giovedì 7 maggio 2015

Ci sto ricadendo come una stupida, mi sto trovando mille scuse del tipo "massi, è lo stress che ti fa perdere l'appetito, per questo mangi meno".
Bugie enormi raccontate a me stessa, sto ricominciando a restringere, pur non volendo, sta tornando un automatismo malato.
No,no,no,no,no!! Non posso ricascarci così, non posso proprio!

Sto avendo un po' di problemi di salute; la mia tiroide è piccola, a detta del medico, ma c'è qualcosa che non la fa funzionare come dovrebbe. . Ho continui sbalzi d'umore, una stanchezza cronica ed un orribile colorito giallastro!
Sembro un piccolo limone  arrabbiato.

Ho venduto la bilancia, per paura di ricominciare a pesarmi e tornare ad essere solo un numero.
Io voglio vivere, voglio essere felice!

martedì 14 aprile 2015

Buongiorno, parto col dire che vorrei leggere tanti dei vostri blog, che sinceramente mi piacciono molto, ma sono una frana cosmica col telefono e non riesco!
Questi son giorni di lite col mio ragazzo, sto anche provando a riavvicinarmi un po' a mia madre, ma il suo pessimo cosmico lo rende piuttosto difficile.
Lei ci sta provando, ci stiamo provando tutte e due, ma se da parte mia c'è ancora un muretto lei, con i suoi comportamenti (anche se a fin di bene) non fa altro che alzarlo.
Un esempio:ieri sera siamo uscite io e lei.
La serata, caldissima, è iniziata con un "ma non andare in giro in maniche corte, metti una camicia che non voglio che la gente ti veda le braccia".
Nella mia testa è scattato automaticamente il pensiero "si vergogna di me, si vergogna di me, si vergogna di me" pur sapendo che in realtà, a detta sua, non voleva che la mia sofferenza ed i miei tagli fossero giudicati con superficialità. Nel complesso, tranne la fine, è andata bene: abbiamo parlato del più e del meno stando ben attente ad evitare gli argomenti che avrebbe potuto portare ad una lite e dal canto suo mi ha chiesto di andare più spesso a trovarli e magari dormire da loro.
Bello, bellissimo, evviva, se non fosse per i saluti, dai quali sono scappata piangendo: mi ha regalato un braccialetto dicendo, in lacrime "prendilo perché so darti solo cose materiali, l'affetto non sono mai riuscita a dartelo".
Mi sono trovata spiazzata.
È vero che sa dare solo cose materiali, ma nel suo modo di comunicare significano affetto.  Avrei voluto dirglielo, abbracciarla, asciugarle le lacrime ma son riuscita soltanto a stare immobile a sguardo basso, piangendo a mia volta.
Son tornata a casa piena di sensi di colpa fino al midollo, piena di odio verso me stessa.


mercoledì 1 aprile 2015

"Sei troppo magra"
Oggi una mia compagna di classe mi ha detto così, mi si è raggelato il sangue nelle vene.
Sono così fiera di essere LEGGERMENTE sottopeso, leggermente sottopeso vuol dire che sono quasi al mio peso ideale, e saperlo per me vuol dire moltissimo.  Sono quasi nella norma, almeno in un campo della mia vita, quello che ho sempre controllato (e forse l'unico) con così tanta follia. Essere normopeso per me vorrebbe dire riuscire a seguire una linea retta, almeno una. Considerando che sono catalogata come borderline sarebbe un successo enorme!
Il secondo motivo per cui quell'affermazione mi ha lasciata di stucco è il fatto che io non mi veda troppo magra, forse che non mi veda magra neanche un po'. La cosa buona è che riesco a non darci un peso al mio aspetto, ma ho paura di questa visione distorta che ho ancora di me.
Ho preso 15 kg abbondanti in questo mio percorso, sono tanti! Non me li sento addosso, anzi, fisicamente mi sento decisamente meglio ma il mio non vedermi magra mi ha un po' sconcertata.
La terza cosa che mi ha infastidito di quelle stupidissime 3 parole è il fatto che io sia stata per l'ennesima volta etichettata, Odio le Etichette.
Etichettare una persona vuol dire annullarla, segregarla dietro ad un insieme di lettere e valutarla in base a ciò che esse comunemente rappresentano, è segregare una vita dietro ad uno stereotipo e questo per me è inaccettabile.
Sono ancora quella troppo magra, per tutti sono ancora solo un numero.